“D’Incanto (racconti)

 

Ed. I libri di Pan Firenze 2011

 

Prefazione di Fernanda Caprilli 2011

D’incanto è il titolo dei racconti con cui Lara Swan esordisce nel panorama letterario. Si tratta di racconti, brevi, costruiti su un ritmo interiore che alterna ai ricordi la sofferenza per un’infanzia mai veramente vissuta: “schegge di vita, come l’Autrice stessa ama definirli.
D’improvviso, come per magia, il filo della vita si dipana e si riavvolge nel tentativo di decifrarne il senso, nella certezza, finalmente acquisita, che nel nostro percorso per quanto doloroso, non siamo mai veramente soli. É questo il “filamento invisibile” che unisce il primo all’ultimo racconto: l’angelo, di cui la protagonista, Angelina, avverte la voce quando è ancora nel ventre della madre, tornerà a far sentire la sua presenza in un “momento di lacerante solitudine e tristezza”e a Lui andrà, accorata, la richiesta di aiuto, come quando da piccola lo immaginava seduto accanto al suo cuscino o lo chiamava perché asciugasse le sue lacrime. All’interno di questa cornice vengono rivissuti gli anni di un’ infanzia e di una giovinezza fatti di distacchi dolorosi dalla famiglia, tornano i ricordi del collegio e la tristezza di una bambina che non ha conosciuto giochi o regali: emblematico in tal senso è il racconto intitolato In piazza, al quale fa da contrappunto Bambole speciali, ovvero non giochi, ma semplici pannocchie che solo un bisogno d’amore può trasformare in bambole, e divieti assoluti ed assurdi per ogni cosa che possa accendere la sua curiosità.
I racconti di Lara Swan ci portano in un mondo molto diverso quello di oggi, eppure solo relativamente lontano: sono gli del dopoguerra che precedono il “boom economico”, quando la povertà era un dato comune per milioni di famiglie italiane, quando anche i bambini dovevano crescere in fretta e contribuire con il loro lavoro al bilancio familiare.
La vita, in campagna o nei piccoli paesi, era fatta di poche cose essenziali: l’alternarsi delle stagioni, che segnava il ritmo del tempo, il lavoro, la fatica considerata una necessità ineludibile, la messa della domenica una festa in piazza.
In questo mondo non c’era posto per i bambini, affidati spesso alle cure delle suore, in Istituti che, all’occhio dei piccoli ospiti, avevano più il sapore di una cocente punizione, di un carcere dal quale s’intravedeva solo a tratti un raggio di sole attraverso le sbarre.
È così che Angelina vive la sua infanzia e poi, passando da un collegio ad un altro, la sua giovinezza, lontana dalla sua casa e dagli affetti che sostanziano la vita di un bambino. Se questo è ciò che essa prova pensando al mondo che c’è fuori, al di la del giardino e del muro di cinta, piangendo spesso lacrime di dolore e di rabbia per la dura condizione cui e sottoposta, c’e tuttavia in lei un tale amore per la vita, una tale determinazione nel suo desiderio di esplorare il mondo e di viverlo, che supera qualsiasi barriera. Proprio per questo i suoi racconti hanno la forza di coinvolgere emotivamente il lettore, facendogli rivivere i desideri, le angosce, le paure di chi, nella realtà della vita, sa che deve camminare da solo.
L’incanto, cioè la magia di queste narrazioni, nasce proprio contrasto fra la sofferenza di Angelina e il suo mondo costellato di sogni, dal suo rapporto profondo, quasi empatico con la natura, percepita come mondo di libertà e di purezza, una natura che l’accompagna nella sua solitudine, ma anche la consola, che è a volte solare e radiosa come i suoi moti di felicità e, a volte, ostile e triste compagna del suo destino.
Lo stile è rapido, incisivo; la scrittura, frantumata e ridotta all’essenziale, ha spesso l’andamento ritmico del verso. É questa la particolare caratteristica della prosa di Lara Swan che chiede al lettore di fermarsi, di ascoltare, di trattenere quasi il respiro per cogliere l’emozione che sta al fondo. Grazie a questo procedimento, che si traduce in una originale riduzione e frantumazione del periodo, l’Autrice, riuscendo a contenere la sofferenza del rivivere la parte aurorale della vita, non scade mai nel patetico o nel sentimentale. E la sua scelta stilistica risulta, alla fine coinvolgente e catartica.
Fernanda Caprilli Arezzo, 8 novembre 2011


Piccoli Angeli racconto tratto dal libro 1° classificato 2016

 

premiazione 

 

Terzo classificato Caterina Martinelli Roma 2016

 

 

un breve estratto del racconto ” Piccoli Angeli”


“Dove mi porterà domani?”